di Kane Parsons
Backrooms
Nella Silicon Valley dei primi anni Novanta, Clark vive una quotidianità segnata da aspettative deluse, lavori che non assomigliano ai sogni coltivati in gioventù e una crescente sensazione di estraneità rispetto alla propria esistenza. Quando una crepa inattesa si apre nella realtà che lo circonda, scopre un luogo impossibile: un labirinto di stanze vuote, corridoi senza fine e spazi anonimi illuminati da neon incessanti. Ambienti che sembrano familiari e al tempo stesso profondamente sbagliati, come ricordi dimenticati o frammenti di luoghi attraversati senza mai davvero guardarli. Insieme alla sua terapeuta, Clark si ritrova così a confrontarsi con uno spazio che non obbedisce alle logiche del mondo ordinario e che sembra riflettere paure, ossessioni e desideri nascosti.
Più che inseguire il terrore attraverso shock o minacce evidenti, Backrooms costruisce un senso di inquietudine diffusa che nasce dagli ambienti stessi. Kane Parsons trasforma gli spazi liminali diventati celebri nell’immaginario di internet in una riflessione sull’alienazione contemporanea, sulla perdita di orientamento e sul bisogno umano di attribuire significato a ciò che appare privo di scopo. I corridoi, le stanze ripetute all’infinito e l’assenza quasi totale di riferimenti diventano il riflesso di una condizione interiore fatta di smarrimento e isolamento. Il film parla di identità, memoria e fallimento, ma soprattutto della sensazione di trovarsi intrappolati in luoghi fisici o emotivi da cui sembra impossibile uscire.
Nato dall’universo creativo che Parsons aveva sviluppato attraverso i suoi celebri cortometraggi online, Backrooms porta sul grande schermo un immaginario profondamente legato alla cultura digitale contemporanea. L’architettura diventa protagonista assoluta: un paesaggio artificiale e impersonale che genera disagio proprio attraverso la sua banalità. Tra scenografie monumentali, geometrie impossibili e una costante sensazione di vuoto, il film esplora una forma di orrore che non deriva da ciò che si nasconde nell’oscurità, ma dall’angoscia di trovarsi in un mondo che ha smarrito ogni punto di riferimento.





