di Lynne Ramsay
Die My Love
Grace e Jackson lasciano New York per trasferirsi in una casa di campagna ricevuta in eredità. Un luogo vasto, isolato, dove la natura sembra chiedere silenzio e introspezione. Qui nasce il loro bambino, e qui Grace si ritrova improvvisamente sola di fronte a un ruolo che la travolge. La maternità, più che radicarla, la disorienta: il tempo sembra allungarsi, le giornate si popolano di pensieri che la consumano, e la distanza dal mondo si trasforma in distanza da se stessa.
Non è un film di fantasmi né di orrori visibili: è la mente di Grace a diventare territorio instabile. Immagini improvvise, impulsi difficili da confessare, momenti in cui il reale si frammenta e lascia emergere un’energia bruciante, rabbiosa, vitale. Nella solitudine, Grace cerca di capire chi sia diventata, mentre il rapporto con Jackson si incrina sotto un peso che nessuno dei due riesce a nominare.
Lynne Ramsay adatta l’omonimo romanzo di Ariana Harwicz e costruisce un ritratto di maternità radicale, fatto di desiderio, violenza emotiva, alienazione. La regista mantiene il suo stile viscerale: immagini dense, percezioni alterate, un’attenzione estrema alla soggettività femminile. Jennifer Lawrence offre una performance che attraversa molte sfumature della vulnerabilità e della furia. Die My Love non rassicura: esplora ciò che resta nascosto dietro l’immagine idealizzata della madre e restituisce una visione onesta, spesso brutale, di un’identità in frantumi.




