di Damian Mc Carthy

Hokum

Horror | USA, Emirati Arabi, Irlanda | 2026 | 101 min | 10+

Ohm Bauman è uno scrittore americano di successo che ha fatto dell’horror il proprio mestiere e che, proprio quando dovrebbe mettere la parola fine alla trilogia sui conquistadores che gli ha dato la fama, non riesce più a scrivere. Depresso, alcolizzato e sempre più isolato, decide di lasciare gli Stati Uniti e raggiungere il remoto Bilberry Woods Hotel, nella campagna irlandese, dove i suoi genitori avevano trascorso la luna di miele. Porta con sé le loro ceneri, con l’intenzione di disperderle in quel luogo che conserva l’immagine di uno dei pochi momenti felici della loro vita. L’albergo, però, è tutt’altro che un rifugio. A gestirlo è una piccola comunità di figure eccentriche e inquietanti, mentre una delle sue stanze, la suite nuziale, è chiusa da anni. Secondo una leggenda locale, al suo interno sarebbe stata imprigionata una Cailleach, antica figura del folklore irlandese, e il proprietario sostiene di essere stato proprio lui a rinchiuderla. Ohm, abituato a considerare superstizioni e storie di fantasmi come semplice hokum, cioè fandonie, guarda inizialmente a tutto con il distacco di chi ha trascorso la vita a inventare paure per gli altri. Ma la scomparsa di Fiona, la barista con cui ha instaurato un rapporto inatteso, lo spinge a indagare e a muoversi sempre più profondamente dentro un luogo in cui le storie raccontate sembrano acquistare una presenza concreta.

Damian McCarthy costruisce una storia di fantasmi nella quale il soprannaturale non è soltanto una fonte di paura, ma il mezzo attraverso cui un uomo viene costretto a tornare verso ciò che ha cercato di evitare. Ohm è infatti un personaggio già segnato da una frattura che precede il suo arrivo in Irlanda: il lutto per i genitori e un trauma dell’infanzia hanno lasciato la sua esistenza sospesa, mentre il blocco creativo sembra riflettere la stessa incapacità di guardare oltre un passato rimasto irrisolto. Anche il romanzo che sta tentando di concludere diventa una sorta di specchio della sua condizione. La storia del conquistador e del viaggio attraverso un paesaggio sempre più ostile accompagna il percorso di Ohm e modifica progressivamente il proprio tono insieme alla sua percezione del mondo. La scrittura, dunque, non è soltanto il lavoro di un autore in crisi, ma una forma attraverso cui il film mette in relazione immaginazione, memoria e realtà. McCarthy, tuttavia, non riduce l’horror a una semplice proiezione psicologica: la componente soprannaturale rimane concreta, inquietante e imprevedibile. È proprio questa convivenza fra il trauma umano e una minaccia che sembra provenire da un’altra dimensione a dare al film la sua particolare tensione, mantenendo aperta la possibilità che ciò che Ohm teme non appartenga soltanto alla sua mente.

Il Bilberry Woods Hotel diventa così molto più di un’ambientazione: è uno spazio che sembra conservare le proprie storie e restituirle a chi vi entra. Ciò che inquieta non è soltanto ciò che appare nell’inquadratura, ma soprattutto ciò che potrebbe trovarsi appena al di là del suo margine. Un folk horror attraversato dalla tradizione delle vecchie ghost story e delle fiabe oscure, ma anche da una sensibilità fortemente legata al folklore irlandese. McCarthy guarda alle paure dell’infanzia, alle storie di streghe e alle figure tramandate dalla cultura popolare non come a materiale da ricostruire nostalgicamente, ma come a qualcosa che conserva ancora la capacità di insinuarsi nel presente.

Al centro di questo spazio sospeso si trova Adam Scott, che interpreta Ohm con una combinazione di cinismo, irritabilità e vulnerabilità che impedisce al personaggio di diventare l’ennesimo scrittore tormentato del cinema horror. Hokum procede così su più livelli senza rinunciare al piacere immediato del racconto dell’horror:  una storia di fantasmi,  ambientata in un luogo fuori dal tempo, un folk horror intriso di humour nero e, soprattutto, il percorso di un uomo che non può più separare le storie che racconta da quelle che ha trascorso la vita a rimuovere.

Programmazione

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Dettagli

Anno 2026
Regia Damian Mc Carthy
Durata 101 min
Genere Horror
Distribuzione Lucky Red
Versione Originale Inglese
Cast Adam Scott, David Wilmot, Austin Amelio, Florence Ordesh, Peter Coonan, Michael Patric, William O'Connell, Brendan Conroy, Mallory Adams
Sceneggiatura Damian Mc Carthy
Fotografia Colm Hogan
Montaggio Brian Philip Davis
Musiche Joseph Bishara
Produzione Cweature Features, Imagenation Abu Dhabi FZ, Spooky Pictures, Team Thrives, Waypoint Entertainment
Paese USA, Emirati Arabi, Irlanda
Classificazione 10+ - Opere non adatte ai minori di anni 10

Contenuti sensibili

10+ - Opere non adatte ai minori di anni 10

Trailer