di Roan Johnson, Davide Pavanello
Rider
Samuele, detto Sami, attraversa ogni giorno Milano in bicicletta, consegnando cibo da un capo all’altro della città . La sua esistenza procede al ritmo delle notifiche e delle consegne, in un presente fatto di necessità immediate e di un futuro che sembra sempre più difficile da immaginare. A casa lo aspetta un padre agli arresti domiciliari, interpretato da Claudio Santamaria; per strada, una metropoli di contrasti, dove i palazzi eleganti e le feste esclusive convivono con la precarietà di chi lavora senza garanzie. La notte di Capodanno, un’enorme consegna di sushi in una lussuosa villa porta Sami a incontrare Nia, una ragazza con cui nasce un’intesa improvvisa. Invitato a fermarsi alla festa, il giovane si ritrova in un mondo distante dal proprio, mentre l’incontro apre uno spiraglio inatteso nella sua quotidianità . Ma proprio quando sembra possibile immaginare qualcosa di diverso, una scelta impulsiva lo mette di fronte a conseguenze difficili da ignorare.
In Rider, la città è un territorio da attraversare più che un luogo da abitare: un susseguirsi di strade, luci e soglie che separano condizioni sociali lontane, pur intrecciate nella stessa economia. Sami si muove continuamente, ma questa libertà apparente nasconde una dipendenza costante dal lavoro e dalle richieste degli altri. Il tempo gli appartiene soltanto in parte, e pensare al domani diventa quasi impossibile quando ogni giornata impone di ricominciare da capo. L’incontro con Nia interrompe per un momento questo movimento incessante. Nei loro avvicinamenti timidi, nella difficoltà di esprimere ciò che provano e nella delicatezza con cui si scoprono, prende forma la possibilità di una relazione capace di sottrarli, almeno temporaneamente, alle rispettive abitudini. Intanto, il peso di una decisione compiuta d’impulso introduce nella storia il tema della colpa e della responsabilità : non soltanto il confronto con le conseguenze delle proprie azioni, ma la difficoltà di scegliere quando le possibilità sembrano già limitate dalle circostanze.
Diretto da Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade, Rider fonde racconto urbano e musical contemporaneo, facendo del rap e dell’hip hop una parte integrante della narrazione. Le rime entrano nei dialoghi, il ritmo accompagna i pensieri e la musica diventa una lingua attraverso cui i personaggi esprimono desideri, inquietudini e contraddizioni. L’esperienza cinematografica di Johnson incontra così quella musicale di Dade, produttore e musicista qui al suo esordio alla regia, in un progetto che si estende anche a un album legato al film. Lorenzo Aloi e Kaze danno corpo alle fragilità dei protagonisti, mentre la presenza di artisti della scena italiana contribuisce a restituire al racconto una dimensione generazionale. Sullo sfondo di una Milano notturna, attraversata da disuguaglianze e possibilità inattese, Rider racconta il momento in cui la necessità di andare avanti si scontra con quella di fermarsi a scegliere. Per Sami, immaginare un futuro significa innanzitutto confrontarsi con il presente e trovare il coraggio di assumersi la responsabilità della propria vita.





