di Shin-yeong Jang
Train to Busan
Seok-woo è un manager finanziario separato dalla moglie e sempre più distante dalla figlia Su-an. Assorbito dal lavoro e incapace di comprendere fino in fondo le esigenze della bambina, decide di accompagnarla a Busan, dove vive la madre, per il suo compleanno. I due salgono sul KTX alla stazione di Seoul, insieme a centinaia di passeggeri diretti verso sud. Ma mentre il treno lascia la città, qualcosa di oscuro sta già attraversando il Paese. Una giovane donna sale all’ultimo momento, ferita e in condizioni apparentemente inspiegabili. Poco dopo, il suo corpo subisce una trasformazione violenta e incontrollabile, dando inizio a una catena di contagio che in pochi minuti travolge il convoglio. Le carrozze, fino a quel momento luoghi ordinari di passaggio, diventano spazi chiusi e claustrofobici nei quali cercare una via di fuga significa spesso attraversare la paura. Seok-woo e Su-an riescono a mettersi in salvo, ma il treno continua la sua corsa mentre l’infezione si diffonde rapidamente da una carrozza all’altra. Nel tentativo di raggiungere un luogo sicuro, padre e figlia entrano in contatto con altri passeggeri: un uomo che viaggia con la moglie incinta, due giovani studenti, due anziane sorelle e un gruppo sempre più numeroso di persone costrette a condividere la stessa emergenza. Ogni spostamento diventa una prova di coraggio e ogni porta chiusa separa i vivi dai contagiati. Fuori dai finestrini, intanto, il Paese sprofonda nel caos e le informazioni sull’epidemia diventano sempre più confuse. All’interno del treno, la minaccia non arriva però soltanto dagli infetti: la paura mette alla prova i rapporti tra gli stessi sopravvissuti, facendo emergere solidarietà, egoismo, diffidenza e istinto di conservazione.
Nel viaggio verso Busan, Yeon Sang-ho trasforma così il cinema zombie in una riflessione sui legami umani e sulle fratture della società contemporanea. Il contagio è democratico e non distingue età, condizione sociale o ruolo, mentre gli esseri umani continuano a costruire confini, gerarchie e privilegi anche quando il mondo intorno a loro sta crollando. La sopravvivenza diventa quindi anche una questione morale: proteggere soltanto se stessi oppure riconoscere nell’altro una responsabilità? Al centro di questa tensione rimane il rapporto fra Seok-woo e Su-an, due persone che si amano ma che hanno progressivamente perso la capacità di comunicare. Per il padre, la fuga diventa anche un confronto con la propria assenza e con il modo in cui ha scelto di vivere.
Primo lungometraggio live action del regista, già autore dell’animazione The King of Pigs e di Seoul Station, Train to Busan combina l’energia spettacolare del film apocalittico con lo sguardo sociale che attraversa il cinema di Yeon Sang-ho. La scelta del treno concentra la tensione in uno spazio ristretto, trasformando corridoi e carrozze in un labirinto mobile dove la macchina da presa segue corpi, inseguimenti e improvvisi cambiamenti di equilibrio. Il risultato è un horror fisico e incalzante, ma anche un racconto sulla paura, sulla responsabilità e sulla possibilità di rimanere umani quando tutto intorno sembra aver smesso di esserlo.





